A S. Vito letti i Canti XXI E XXIII del “Paradiso” Dantesco

Franco Trifuoggi

MARIGLIANO - Mercoledì 30 aprile u.s., alle 17.30, la Sala Convegni del Convento di S.Vito ha ospitato il settimo incontro della “Lectura Dantis Marilianensis”, dedicato alla terza cantica.
La prof. Viola Esposito, Presidente del Centro di Cultura “Quasimodo”, ha presentato i relatori prof. Antonio D’Alessandro, già ordinario di lettere nei Licei e poeta autore di varie raccolte, premiato in diversi concorsi di poesia; e prof. Lorenzo Cerciello, già ordinario di lettere negli Istituti superiori e attualmente Preside dell’Istituto alberghiero “Tito Livio”, autore di apprezzate sillogi poetiche premiate in numerosi concorsi; nonché le giovanissime lettrici dei versi: Rosa Ambrosio, alunna della classe V C del Liceo”Carducci” di Nola, che ha poi letto con partecipazione colorita e puntuale i versi del canto XXI; e Gaia Crisci, Giovanna Paciello, Elena Troianiello della classe II E ; Serena De Maria , Paola Guadagno, Rosa De Santis, Paola Gambi, Maria Chiara Malferà, della classe II H della Scuola Media “Dante Alighieri” - preparate con competenza e amore dalle proff. Grazia Palma e Faustina Falco -, che si sono avvicendate in un’impeccabile e armonica lettura (con parafrasi) dei versi del canto XXIII.
 

Ha poi commentato il canto XXI il prof. Antonio D’Alessandro: dopo un’appassionata rivendicazione dell’attualità del poema dantesco, ha ricordato che nel canto, cielo di Saturno, ove dimorano gli spiriti contemplativi, Dante incontra la figura di S.Pier Damiano (1007-1072), Dottore della Chiesa e collaboratore di papa Gregorio VII nella sua opera riformatrice, il quale rinunciò, per senso di umiltà, alla carica di Cardinale e fustigò severamente lo sfarzo e i costumi corrotti degli alti prelati del tempo. Alcuni critici, come il Grabher e il Momigliano, hanno messo in risalto la statura morale e politica del Santo, che in vita non fu solo un contemplativo, ma uno spirito battagliero e vivace. Emerge subito dal canto – ha rilevato- la profonda sintonia spirituale e consonanza di sentimenti tra lo stesso Dante e S.Pier Damiano, giudicato uno dei personaggi più vivi e riusciti dell’intera Commedia, uno di quelli che, per il loro forte spessore umano, tanto piacevano al De Sanctis. Ha messo, quindi, in rilievo con finissime ed appropriate osservazioni critiche i valori poetici esistenti nel canto, precisando, poi, che mentre l’Anzalone e il Luiso affermano che sono presenti, ma in modo sporadico, come fossero “alcuni germogli di poesia”, il Ramat supera l’indirizzo crociano di distinzione tra parti poetiche e non (la struttura), propendendo per la unitarietà poetica del canto.

Il prof. Lorenzo Cerciello ha poi commentato il canto XXIII. Ha esordito ricordando che con esso ci troviamo nell’ottavo cielo del Paradiso, delle stelle fisse, ove si celebra il trionfo di Cristo e Maria Vergine. Il moto ascensionale delle anime e la struttura della candida rosa dei beati – ha detto - da un lato suggerisce il paragone tra la Commedia e le cattedrali gotiche, dall’altro autorizza l’ipotesi che Dante si sia ispirato ai grandi rosoni gotici delle cattedrali medievali. Sul piano formale, si rileva un’abbondanza di similitudini che comunque non appesantiscono l’impianto retorico del canto. Il relatore ha offerto poi alcune pregevoli valutazioni critiche relative alla esegesi del canto da parte della scuola crociana e di quella storica. Al centro del canto – ha precisato – c’è naturalmente la figura del Cristo, rappresentato nella sua umanità, e quella della Vergine incoronata dall’Arcangelo Gabriele, per la cui descrizione il poeta ricorre alla metafora liturgica della “Rosa Mystica”. Un altro tema specifico è l’”excessus mentis” di Dante (anche se l’eccessiva insistenza su questo tema indusse il Croce a parlare di “iperbole negativa”).

Verso la fine del canto si nota un abbassamento della tensione lirica: particolare che ha indotto a formulare l’ipotesi secondo la quale volutamente il poeta ha scelto un tono più dimesso, nell’intento di creare un “equilibrio estetico” capace di dare più armonia ed organicità al tutto. Il relatore si è soffermato, quindi, sull’attualità del pensiero dantesco, sulla base del fatto che l’uomo porta in sé, nella sua stessa natura, l’aspirazione verso l’infinito e che è la sua stessa natura a spingerlo ad alzare gli occhi verso il cielo per ricercare il senso del suo vivere, per trovarvi una risposta alla sua finitezza e al suo essere mortale. Quindi – ha concluso – se ci sarà ancora bisogno di salvare il mondo, esso potrà essere salvato soltanto dalla fede.
Prolungati, fervidi e reiterati applausi hanno gratificato i due illustri relatori e le giovanissime lettrici dei versi. Al termine il noto poeta mariglianese Vincenzo Moccia, presentato dal dinamico Ulisse Nigro, ha deliziato il folto e qualificato pubblico recitando, applauditissimo, alcune sue saporose liriche in dialetto napoletano.
La presidente prof. Viola Esposito ha, infine, ringraziato i partecipanti comunicando che il prossimo incontro avrà luogo il 21 maggio p.v.

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