Cento anni dalla nascita di Albino Pierro

Franco Trifuoggi

Per iniziativa del Parco Letterario “Albino Pierro”, presieduto dal dinamico prof. Francesco Ottomano, il 18 e il 19 u.s. a Tursi (MT) è stato ricordato il grande poeta lucano Albino Pierro, nel centenario della nascita. Sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni. Alla presentazione del volume E non mi fermo, del poeta, edito da Orecchio Acerbo, ha fatto seguito la rappresentazione teatrale Iaramme.

Il secondo giorno, nella Cattedrale, è stata celebrata una S.Messa, con l’intervento di S.E. Mons. Vincenzo Orofino.

Dopo i saluti del prof. Ottomano e del Sindaco Salvatore Cosma, alla presenza della prof. Maria Rita Pierro, figliuola del poeta, sono state presentate le ristampe di alcune sillogi poetiche. Il dott. Rocco Brancati ha ricordato, con parole penetranti, “L’amico poeta Albino Pierro”; sono seguite le testimonianze sull’uomo – schivo, energico, ma mite e generoso - di suoi interpreti come Giorgio Delia e Franco Trifuoggi. Antonio Labate ha curato alcuni intermezzi musicali. Conduttrici delle due serate sono state Eva Bonitatibus ed Eva Immediato.

Nato a Tursi nel 1916, docente a Roma e poi Ispettore ministeriale, il poeta pubblicò numerose raccolte poetiche, in lingua e poi in dialetto, realizzando – sin dal trittico Metaponto, di insuperata bellezza - la mirabile reinvenzione letteraria dell’antico dialetto di Tursi (la parlèta frisca di paìse), che lo impose all’attenzione della grande critica e lo rese famoso nel mondo. Le sue liriche, infatti, furono tradotte in quaranta lingue, dal francese all’inglese al neogreco al persiano all’arabo, dal portoghese allo spagnolo al rumeno al russo al cinese; e fu più volte candidato al Nobel.

La sua è una poesia originale, di prodigiosa autenticità, e rivela in lui il più genuino interprete del profondo Sud, in linguaggio capace di “asprezze petrose” come di tenere dolcezze. Essa canta non solo i luoghi e riti del suo paese, la sua adolescenza, i cari scomparsi, il tormento esistenziale ma anche un indomito amore della vita, la speranza, lo splendore del sole, un sogno di fraternità universale, la fede religiosa e in particolare la devozione alla Madonna, l’amicizia, l’amore illuminato da bagliori stilnovistici, la tenerezza verso la donna, l’infanzia, gli umili, le bestie. Chi, come chi scrive, gli è stato amico, auspica una sempre maggiore e migliore conoscenza, in Italia, della grandezza umana e poetica di Albino Pierro.

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