LA RESISTENZA: LO SBARCO A SALERNO DESCRITTO DAL GENERALE ALEXANDER

Antonio Cassese

Lo sbarco a Salerno descritto dal generale Alexander, comandante delle forze alleate in Italia.
"Scopo dello sbarco a Salerno, il 9 settembre 1943, era l'occupazione di un porto più a nord possibile in Italia, dalla cui solida base avremmo potuto mantenere grosse forze sul continente. Il porto prescelto era Napoli. Ma, visto che era troppo difeso per poterlo conquistare dal mare, vennero studiate le rive di sbarco più vicine possibili a Napoli, e quelle di Salerno risultarono essere migliori per tre ragioni:

  • 1) erano a breve distanza da Napoli per un attacco;
  • 2) erano dentro, anche se 'appena dentro', il raggio d'azione dei caccia di copertura delle nostre forze aeree di base in Sicilia;
  • 3) offrivano una spiaggia continua per oltre trenta chilometri con eccellenti gradienti subacquei.


  • [...] Così per l'operazione di Salerno, che aveva il nome convenzionale di 'Avalanche', vennero prescelti il X corpo d'armata e il VI corpo americano: le forze erano agli ordini del generale Mark Clark, comandante in capo della V armata americana. L'VIII armata britannica, agli ordini di Montgomery, stava già operando nella punta dello stivale, dove era sbarcata il 3 settembre. Per un'operazione anfibia, le spiaggie di Salerno erano eccellenti; ma vi erano gravi ostacoli da superare prima di poter raggiungere il porto di Napoli. La costa è stretta dalle montagne che le stanno a ridosso, e si rende necessario che le nostre forze si impadroniscano di un passo attraverso una di esse.

    Qualcuno potrebbe pensare che avremmo dovuto sbarcare più a nord, nella piana costiera del Volturno, dalla quale sarebbe stato facile puntare direttamente con forze corazzate su Napoli. E' vero che le spiaggie di sbarco non sarebbero state buone come quelle della baia di Salerno, ma un'operazione del genere ci avrebbe dato il vantaggio strategico di sbarcare alle spalle di tutte le forze tedesche operanti da Napoli in giù. E' interessante notare che il maresciallo Kesserling, comandante in capo del settore meridionale tedesco, pensò che noi avremmo potuto sbarcare proprio su questo tratto di costa, e di conseguenza lo consolidò con due divisioni [...]

    In realtà il nostro sbarco a Salerno vide giorni estremamente ansiosi prima che ci fossimo saldamente attestati a terra, pur essendo stati contrastati solo dalla divisione Hermann Goering, dalla 16a corazzata e da qualche altra unità tedesca. La mia conclusione è che se la marina e l'esercito non avessero fruito della superiorità aerea a Salerno l'operazione sarebbe fallita. Mi trovai personalmente nella testa di sbarco durante i combattimenti e sono in grado di rendere merito ai cannoni della 'Warspite' e della 'Valiant' per aver arrestato la controffensiva tedesca. Senza trascurare poi l'altrettanto prezioso contributo degli attacchi di bombardieri pesanti dell'aviazione strategica."
    [Tratto da "La Seconda guerra mondiale", III vol., "1944-1945."La lunga marcia su Berlino", Milano, SADEA - Della Volpe Editori, 1962-1963, pp. 295-296]

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