Marigliano, Padre Giuseppe: votate il Convento di San Vito sul sito FAI.

Nicola Riccio

Per i primi classificati fondi per la ristrutturazione! La storia del Convento.

MARIGLIANO – Con 231 voti il Convento di San Vito a Marigliano è al 54° posto della classifica “I Luoghi del Cuore” targata FAI ( Fondo Ambiente Italiano) che, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, mette a disposizione un budget di 400.000 euro di cui, una parte viene destinata ai primi tre classificati, l’altra viene assegnata attraverso un bando a cui possono partecipare tutti i luoghi con una soglia minima di voti.

“Votate al link : https://www.fondoambiente.it/luoghi/convento-di-san-vito?ldc perché dobbiamo salvaguardare il Chiostro del Convento che presenta delle lesioni alle colonne antiche. Il FAI ci può dare una mano ma dobbiamo raccogliere quanto più firme possibile!” Padre Giuseppe Sorrentino fa un appello a chi vuole bene al Convento. Per vedersi assegnati direttamente una quota di quei  400.000 euro l’edificio storico mariglianese deve superare i primi tre in classifica. Primo su tutti il Castello Aragonese di Taranto con 3294 voti.

Ecco la storia del Convento:

La fondazione del convento risale al XV secolo. Per interessamento del Conte Alberico Carafa fu restaurato e concesso ai Frati Minori Osservanti nel 1499. In quel tempo le celle dei frati, il refettorio, l’oratorio si aprivano intorno al peristilio del Chiostro (un gioiello dell’architettura quattrocentesca che conserva intatta la sua bellezza), sormontato da un colonnato dorico, con una cisterna al centro per la raccolta delle acque piovane.

Il porticato è costellato di frammenti di lastre funerarie, di fregi, di stemmi ecclesiastici e nobiliari che attestano I’antichità di Marigliano. Interessanti risultano, altresì, il Refettorio settecentesco col dipinto del “Miracolo dei pani di S.Francesco”, i “Santi dell’Ordine” alla sommità dei finestroni e la “Immacolata” nel corridoio del primo piano. Nelle epoche successive la costruzione originaria del convento si è arricchita di due piani, estendendosi nella parte sud. La soppressione del 1870 non risparmiò il convento di S.Vito, che passò al demanio, e durante il colera di quegli anni fu adibito a lazzaretto.

Lo riscattò Frate Leone reintegrandolo nelle sue funzioni. Un tempo “ricco di beni e di splendore”, sede di chiericato, prediletto dalle famiglie nobili che furono prodighe di donazioni in cambio di patronati gentilizi, oggi il convento ospita una piccola comunità di frati che mantengono vivo il fervore di carità, grazie alla collaborazione di gruppi giovanili e di associazioni di volontariato.

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