Marigliano, con Bob Dylan oltre Bob Dylan

Redazione

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MARIGLIANO - Una serata di grande intensità quella vissuta in Sala Consiliare lo scorso 28 aprile, quando una platea di giovani e giovanissimi studenti ha affollato l’incontro promosso dall’Associazione di Promozione Sociale Oltremarigliano e dedicato alla figura di Bob Dylan, cantautore statunitense al quale lo scorso novembre è stato conferito, in maniera del tutto inaspettata, il Premio Nobel per la Letteratura.

 Una scelta, quella dell’Accademia svedese, che ha inevitabilmente generato polemiche e una discussione che non si è ancora esaurita tra coloro i quali sono convinti assertori,  che la musica, per quanto considerata “d’autore”, non sia mai letteratura, e quelli che invece vedono nella scrittura musicale una nuova espressione poetica.

 Proprio per questo motivo l’incontro-performativo dal titolo “Il testo musicale come opera d’arte letteraria: con Bob Dylan oltre Bob Dylan” è stato contrassegnato dagli interventi di Francesco De Cristofaro, docente di Letterature Comparate, e Leonardo Distaso, docente di Estetica, entrambi professori presso l’Università Federico II di Napoli.

Il primo, che ha inaugurato la serata, si è prestato a un discorso introduttivo e preliminare sul tema dell’aderenza tra testo musicale e letteratura, sviscerando un argomento ancora delicato con grande sensibilità, condividendo esempi concreti di “musica leggera” perfettamente integrata nel concetto di Letteratura, con la L maiuscola.

Il secondo, invece, è andato in medias res, lanciandosi in un accorato racconto del Bob Dylan prima persona e solo dopo – non per sua volontà – personaggio: il rapporto conflittuale con quella forzata idea di celebrità che attanaglia ancora la nostra società dei consumi, la leggiadria con la quale egli ha saputo raccontare, scrivendoli, suonandoli e cantandoli, i tempi “che cambiano”, questo e altro ancora c’era nell’intervento di Leonardo Distaso, grande estimatore del cosiddetto “menestrello del rock”, il quale ha ricevuto da Marigliano un attestato di stima incommensurabile, che speriamo sia riuscito ad attraversare anche l’Oceano Atlantico.

 

Le domande curiose dal pubblico e la performance finale del duo Zappalà/Afrodite hanno arricchito e impreziosito un evento che non aveva la pretesa di asserire se il conferimento del Premio Nobel fosse giusto o sbagliato, più o meno consono all’artista in questione, bensì il piacere di offrire uno storytelling collettivo di un uomo che, volente o nolente, ha fatto la storia del Novecento, e a quanto pare continua a farla.

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