Marigliano, donato al Santuario Madonna della Speranza un Presepe Artistico

Redazione

MARIGLIANO -  In questo periodo storico che stiamo vivendo, tuttora in piena pandemia, nell'animo di tutti noi si alternano, più del solito, sentimenti contrastanti: ricerca di spiritualità interiore e ancoraggio al benessere materiale ,anelito di fiducia nella vita e timore per quello che sarà l'incertezza del futuro, consapevolezza dei veri valori umani e cristiani e desiderio di futili evasioni e leggerezza irresponsabile. Avvertiamo, allora, impellente, il bisogno di recuperare nuovo entusiasmo ed energie positive per la costruzione di una vera "rinascita".
 
Tra poco sarà di nuovo Natale e, ancora una volta, proveremo l'emozione di lasciarci rapire dalla tenerezza di Dio, fatto uomo per noi, che ci stravolge con la potenza del suo amore. Il Bambino Gesù, quindi, ci offre proprio l'occasione per un cambiamento significativo, scacciando le nostre paure e donandoci la sua speranza. Se volgiamo gli occhi al presepe, "Mirabile segno", come l'ha definito Papa Francesco, possiamo trarne la forza per questo nostro rinnovamento. Nel territorio vesuviano la tradizione del presepe è sempre stata molto radicata e se ne allestiscono nelle chiese, nelle piazze, nelle case, per la meraviglia di grandi e piccini. Anche quest'anno, l'artista Angelo De Falco ha raccolto l'invito di padre Giuseppe Sorrentino, Rettore del Santuario "Madonna della Speranza", ed ha realizzato un presepe artistico, di cui ha fatto dono.Il maestro, in breve tempo ,ha progettato e prodotto, interamente da solo, un'opera pregevole, curata in ogni dettaglio, dove armonizza, fondendoli abilmente, i molteplici linguaggi artistici che padroneggia con notevole perizia. La scenografia, con gli effetti architettonici scultorei, le profondità prospettiche, le colorazioni, ottenute con misture di terre, sabbia e pigmenti, mette in risalto l'identità della nostra terra.
 
Sullo sfondo domina Il Vesuvio con la sua bocca di fuoco, icona, diventata cifra identificativa dell'autore. Il contesto ambientale è quello popolare, con quadri domestici, dove si richiama la vita quotidiana di un antico borgo paesano, alle pendici del vulcano. L'inerpicarsi di viuzze, le scalinate, i portici, le case, le fontane, il pozzo, l'abbeveratoio si amalgamano con giusto equilibrio con gli elementi naturali di vegetazione. Le scene di uomini, donne, bambini ed animali, colti nei loro tratti più caratteristici, in situazioni di lavoro giornaliero, rivelano una vivacità e un' immediatezza, che rendono i vari personaggi autentici e partecipi. Da evidenziare la figura del frate, che procede dalla scala centrale, testimonianza dell'intera comunità monastica del posto. D'altronde, i Francescani, nel corso dei secoli, hanno sempre favorito la diffusione della consuetudine del presepe, sulla scia del poverello d'Assisi, che ne ideò il primo a Greccio. Un'emozione struggente è favorita dalla presenza del viandante, che si ferma in preghiera davanti all'edicola votiva, raffigurante la Madonna della Speranza, omaggio del presepista alla Vergine Maria, che si venera nel Santuario. Il fulcro dell'intero sviluppo scenico è costituito dal rudere di un vecchio casale, dove avviene il prodigio della Natività.
 
La Sacra Famiglia, nella condizione di povertà, accoglie il Re dei re, che irradia sul mondo la sua luce divina al suono degli zampognari e del canto degli Angeli. L'atmosfera celestiale è sottolineata dall' azzurro del cielo, in cui appare la stella cometa ad indicare il percorso da seguire tra il bagliore rossastro del Vesuvio, mentre l'impianto di luci e la musica di sottofondo ne esaltano la suggestione. Le statuette in terracotta, quasi tutte vestite, sono, in parte, realizzate dallo stesso De Falco e, in parte, provenienti da una sua collezione privata come pure il corredo di accessori e minuterie. I due puttini, in cartapesta di antica fattura, di proprietà del Convento, fanno da apripista a questo magnifico presepe, posizionato al centro della Cappella dell'Immacolata. Il visitatore è invitato, non solo a visionarlo, ma a fruirne, come parte integrante, mettendosi anch'egli in cammino verso l'umile culla del Salvatore per compiere il proprio "Rinascimento".
 
𝑪𝒐𝒏𝒄𝒆𝒕𝒕𝒂 𝑪𝒆𝒓𝒓𝒂

 

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