Il sangue di San Gennaro si è sciolto: breve storia del santo patrono di Napoli

Viviana Papilio

NAPOLI - Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, come di consueto, si è ripetuto il 19 settembre di questa mattina alle ore 9 e 26 minuti, nel giorno in cui la città di Napoli e numerose altre cittadine campane celebrano il loro amatissimo santo patrono.

Il "santo dei diavoli" -così come viene appellato-, il patrono dei patroni (più di 40 se ne contano a Napoli), nacque nel 272, si dice, in via San Gregorio Armeno, al civico 41, dove oggi sorge un fabbricato vincolato dalla Soprintendenza per via del pregevole portale d'ingresso, e dove è conservata una lapide commemorativa. Di fronte c'è una piccola chiesa, quella di San Gennaro all'Olmo, che detiene il primato di esser stata la prima cappella eretta in omaggio al Santo.

Januarius, che significa "consacrato al dio Janus", non era il suo nome, ma era il gentilizio della sua stirpe.

Giano, dio di transizione, custode delle chiavi del cielo, dell'inizio dell'anno, del passaggio delle case e delle porte, come quella che si attraversa camminando sotto il campanile di San Gregorio, il portale della vecchia Neapolis greco-romana verso il decumano inferiore.

L’emozionante tradizione, sospesa tra misticismo e fede, superstizione e religiosità, permea la cultura partenopea coinvolgendo all’unisono tutto il popolo napoletano.

A Napoli nessuno può ancora rinunciare al miracolo del sangue, non i credenti, tantomeno gli scettici, perché quello della liquefazione è un rito che va ben oltre la fede, oltre il suggello di una religione. Come seppe dire Matilde Serao, né la logica né la ragione "che tanto vogliono e che tanto ottengo da noi" potrebbero impedire di amare, di interrogarsi, di credere e di fremere per questo mistero.

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