Dalla Dagherrotipia alla fotografia 2.0: nuovi scenari di condivisione

Rossella Sgambati

Sin dalle sue origini l’uomo ha sempre osservato la sua immagine riflessa su una qualsiasi superficie: la sabbia, il mare e soprattutto attraverso lo specchio. L’immagine che noi comunemente chiamiamo “ombra” non è altro che l’archetipo della fotografia per antonomasia.

Il 27 settembre 1835 l’invenzione prende forma attraverso le lastre di rame e l’utilizzo di sostanze sensibili alla luce come lo ioduro d’argento e il mercurio per materializzare le figure su un supporto. Da allora, la fotografia è diventata il vero “cult”. Nobili, pittori, bottegai e tanti altri si affrettano con strumenti rudimentali a riprodurre dagherrotipi. Poi arriva l’utilizzo di massa con la Kodak di Eastman nel 1888 e si conclude il percorso con le varie opportunità offerte dalla comunicazione digitale nel XXI secolo.

Numerosi i social network come Flickr, il più conosciuto, che permette di inserire e scaricare foto sotto diverse licenze, Istangram, il quale è utilizzato per postare foto direttamente dallo smartphone, Pinterest e Google+ , che sebbene trattino tematiche generali, si concentrano anche sulla foto e i suoi utilizzi, siti come Unsplash e OpenPhoto, in cui quest’ultimo permette di scaricare e usufruire immagini sotto varie licenze e, infine, i blog personali, che raccontano attraverso la fotografia, come Storytellingdeiviaggiconfoto.com.

Con il passaggio dall’analogico (sistema che riproduce ovvero imita la natura e non si basa su di un codice arbitrario e convenzionale), al digitale (sistema che riproduce in bit l’informazione data e che si fonda su un significante-segno arbitrario e convenzionale), si ottengono notevoli cambiamenti in questo campo.

L’epoca del Web 2.0, tipica della società informazionale e della virtualità reale, per utilizzare le parole dello studioso Manuel Castells, dà alla fotografia un ampio valore simbolico che si estrinseca non soltanto attraverso l’utilizzo di fotocamere digitali, ma anche mediante la “Rete delle Reti”, ovvero il Web (realizzato agli antipodi da Tim Berners-Lee e poi sviluppato da altri attraverso il sistema open source  e le licenze, ricordiamo Linus Tovalds e Lawrence Lessig) ed i programmi informatici utilizzati per rendere le immagini ancora più nitide, come Photoshop, programma utilizzato soprattutto da professionisti del settore che ci tengono a sfruttare la potenzialità del “bit”.

Un’immagine in grado di scaturire varie emozioni nell’utente e che amplifica il concetto di realtà resa disponibile al mondo, attraverso la “storia” di milioni di persone che si apprestano a condividere i loro più bei ricordi con una cerchia ben definita di amici, conoscenti, e perché no?, altri utenti del web con cui non si hanno rapporti diretti, ma che possono aggiungere un valore relazionale-simbolico al racconto vissuto in prima persona.

 

La forza del web è proprio questa: condivisione e partecipazione si mescolano per generare nuove forme mediali che vanno ad incidere sull’identità dell’individuo, riflessa non più su di uno specchio, ma al di qua di uno schermo. 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MARIGLIANO.net


Leggi tutti gli articoli di >>




Articoli correlati



Altro da questo autore