Piovono parole

Francesco Aliperti Bigliardo

Piovono parole.

Piovono parole sulla nostra testa. Finalmente. Parole nuove, ordinate, ispirate ai sogni ed al desiderio di libertà. Così, come lumache risvegliate dalle prime piogge primaverili, veniamo fuori dai gusci che avevamo utilizzato per difenderci dal lungo inverno. Dal tempo delle piogge acide, delle bombe intelligenti, delle notizie manipolate, degli anatemi contro l’uomo e la sua progenie.

 Dai tempi in cui sembrava che lo scopo del nostro passaggio sul pianeta fosse quello di stabilire chi dovesse dominare su cosa. Tempi in cui qualcuno aveva detto che avevamo“…imparato a volare come uccelli e a nuotare come pesci ma non ancora imparato l’arte di  vivere come fratelli”*.

Sulle nostre carni pallide e dimentiche della luce che pure continuava ad illuminare le nostre anime, si posa oggi il tepore rassicurante di quei segni che parlano di accoglienza e di uguaglianza. Ci si scambia conforto, sostegno, mutuo soccorso.

Si svuotano i locali in cui si brigava contro i migranti, contro i lavoratori, contro i sacrosanti diritti di tutti gli esseri viventi. Proprio là, dove solo ieri si trafficava in armi e stupefacenti in cambio di denaro, riapre oggi i suoi battenti, la vecchia biblioteca.

Gruppi di pellegrini provenienti dal circondario conducono i propri testi sacri al tempio. Mentre sull’intera città, ininterrottamente si riversano come una novena salvifica, i suoni millenari di quelle parole, gruppi di giovani alla fermata del bus, animatamente discutono di qualcosa che non sarebbe sbagliato chiamare: futuro. 

*Martin Luther King

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